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SENTENZA ex art. 131 bis c.p. e RESPONSABILITÀ DELL’ENTE: IL PUNTO DELLA CASSAZIONE

 

Il 28 febbraio 2018 la Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza n. 9072/2018 con cui ha dato una prima, seppur scarna, risposta al quesito circa il rapporto controverso fra l’esclusione della punibilità per particolare tenuità ex 131-bis c.p. e la responsabilità amministrativa degli enti ex d.lgs. 231/01.

La Procura Generale presso la Corte d’Appello di Firenze ha proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza del 7 marzo 2017 del Tribunale di Grosseto, lamentando che la non punibilità ex 131-bis c.p. “è irrilevante per l’applicazione delle sanzioni all’ente; invero la particolare tenuità del fatto comporta la sussistenza del reato e la sua riconducibilità agli indagati”.

La Corte di Cassazione coglie, dunque, l’occasione per esprimersi circa la questione fortemente dibattuta in dottrina.

Dapprima ricostruisce brevemente quali sono i due orientamenti contrapposti.

Il d.lgs. 231/01 definisce la responsabilità amministrativa dell’ente come autonoma rispetto alla responsabilità penale dell’autore del reato, segnatamente all’art. 8 del citato decreto. Tuttavia la norma recita: “La responsabilità dell’ente sussiste anche quando: a) l’autore del reato non è stato identificato o non è imputabile; b) il reato si estingue per una causa diversa dall’amnistia.”

Nulla dice, dunque, sulla causa di non punibilità: il primo orientamento ritiene, quindi, che l’esclusione della responsabilità ex d.lgs. 231/01 derivi proprio dal fatto che l’art. 8 non ricomprende le cause di non punibilità fra quelle che lascerebbero sussistere la responsabilità dell’ente. Si tratta di un’impostazione che valorizza il dato letterale e che è stata accolta dalla sentenza impugnata.

Il secondo orientamento, di converso, ritiene che una tale interpretazione non sia plausibile. Invero, considera irragionevole che la responsabilità amministrativa dell’ente sussista nel caso di estinzione del reato e venga meno per via delle cause di non punibilità.

La Terza Sezione della Corte di Cassazione decide di aderire a questo secondo orientamento: la dichiarazione di non punibilità avrebbe dei risvolti esclusivamente sul piano sanzionatorio, ma lascerebbe intatto l’accertamento del reato. Sottolinea, al fine di rimarcare la soluzione proposta, che la “la sentenza che applica la particolare tenuità deve iscriversi nel casellario giudiziale”.

Tuttavia, ammonisce la Suprema Corte, l’efficacia di giudicato della dichiarazione di non punibilità si dispiega unicamente nei giudizi civili ed amministrativi di danno ex 651 c.p.. Ciò significa che, in sede penale, la dichiarazione di non punibilità per particolare tenuità non costituirà un accertamento autonomo del reato presupposto a base della responsabilità amministrativa dell’ente: “il giudice deve procedere all’accertamento autonomo della responsabilità amministrativa della persona giuridica nel cui interesse e nel cui vantaggio il reato fu commesso; accertamento di responsabilità che non può prescindere da una opportuna verifica della sussistenza in concreto del fatto reato, in quanto l’applicazione dell’art. 131 bis c.p. non esclude la responsabilità dell’ente, in via astratta, ma la stessa deve essere accertata effettivamente in concreto; non potendosi utilizzare, allo scopo, automaticamente la decisione di applicazione della particolare tenuità del fatto, emessa nei confronti della persona fisica“.

Secondo la Terza Sezione della Cassazione, infatti, ritenere automaticamente accertato il fatto di reato costuirebbe un’autentica violazione del diritto di difesa dell’ente. Nè, l’interprete, in via estensiva, può estendere l’efficacia prevista per il giudizio civile e amministrativo anche a quello penale, nel silenzio della norma.

La conclusione a cui perviene la Suprema Corte, tuttavia, non appare pienamente convincente e, scarna com’è, non sembra mettere un punto alla questione che potrebbe essere in futuro riproposta e magari dare adito a una pronuncia delle Sezioni Unite. Del resto, la querelle è alimentata in dottrina da valide argomentazioni, sicché lo scenario sembra ancora aperto.

Avv. Serena Miceli

Avv. Michele Bonsegna