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Salento, l’ex Zincheria diventerà un resort: per il tribunale non causò danno ambientale

La fabbrica di Diso era sotto processo con l’accusa di aver inquinato l’area del Capo di Leuca. Nel 2010 il Tar sospese l’Aia: dopo 7 anni di battaglia legale i propietari pagheranno un’oblazione da 31mila euro.

zincLECCE – Non ci fu danno ambientale alle Zincherie Adriatiche di Diso: il Tribunale di Lecce consente ai proprietari di mettere fine al processo pagando un’oblazione da 31mila euro e proseguire la trasformazione dell’ex stabilimento industriale in una struttura ricettiva.

A sette anni dall’inizio della vicenda giudiziaria che l’ha vista protagonista, la famiglia Corvaglia mantiene ferma la volontà di abbandonare il Salento e proseguire la produzione nel solo stabilimento di Taranto, incanalando la propria attività salentina nel solco dello sviluppo turistico più recente del Capo di Leuca. Meglio un albergo che una fabbrica, hanno ragionato i proprietari, che insieme agli avvocati Giuseppe e Michele Bonsegna ed Ernesto Sticchi Damiani hanno passato sette anni tra il tribunale penale e quello amministrativo.

Proprio i giudici del Tar, nel 2010, diedero il via al valzer delle autorizzazioni, sospendendo l’Aia concessa pochi anni prima alle Zincherie e imponendo lo stop alla produzione. Una decisione non rispettata dalla proprietà, che determinò il sequestro penale disposto dal pm Antonio Negro. Fu lui a coordinare l’inchiesta in cui confluirono numerosi esposti dei cittadini e che ipotizzava la contaminazione di falda e suoli con metalli pesanti potenzialmente cancerogeni.

Nel registro degli indagati finirono Fernando Serafino, Fabrizio Indraccolo e Filippo Corvaglia – responsabili della ditta – a cui venne contestato il reato di gettito pericoloso di cose e la violazione del Codice dell’ambiente per lavori senza autorizzazioni. In Tribunale fu guerra di analisi: quelle dei cittadini contro quelle dell’azienda, poi quelle dell’Arpa, a cui la difesa si attaccò per presentare domanda di oblazione.

La sollecitazione fu inizialmente rigettata dal giudice Silvia Minerva e poi accettata pochi giorni fa, con la sentenza che riconosce che “non vi sia prova certa della permanenza di conseguenze dannose o pericolose eliminabili”, anche alla luce del fatto che, dal 2015, la zincheria ha
cessato le sue attività a Diso. “Inoltre – scrive il giudice – i livelli di sostanze inquinanti riscontrati con le analisi dell’Arpa, non sono riconducibili con certezza alla nozione di conseguenza dannosa o pericolosa”, così come la contaminazione individuata “non può essere inserita nella categoria di danno ambientale”.