X

COVID19 – RSA La Fontanella, archiviazione piena: il GIP riconosce l’assenza di colpa. La strategia difensiva dell’Avv. Michele Bonsegna ad “A Chiare Lettere”

Il procedimento penale sul caso della RSA “La Fontanella” di Soleto, uno dei primi e più eclatanti casi a livello nazionale relativi alla gestione della pandemia di Covid-19 nel 2020, si è concluso con l’ordinanza di archiviazione da parte del Giudice per le Indagini Preliminari. L’esito, che sancisce di fatto la piena assoluzione degli indagati, è stato discusso e analizzato nella trasmissione televisiva “A Chiare Lettere” su Antenna Sud, che ha visto la partecipazione dell’Avv. Michele Bonsegna per ripercorrere la strategia difensiva adottata.

Giova ricordare che la struttura “La Fontanella” fu tra le prime colpite nella provincia di Lecce, a seguito della visita di una parente proveniente da Codogno, la prima “zona rossa”. Inizialmente, tre persone – il legale rappresentante Matteo Vittorio, la responsabile amministrativa Federica Cantore e il coordinatore sanitario Catello Mangione – furono indagate, con l’accusa di omicidio colposo ed epidemia colposa, a seguito di circa 39 decessi e 20 denunce da parte dei familiari. Questo scenario portò le RSA, nel 2020, a essere etichettate come l’emblema di presunta “mala sanità”.

La svolta legale, tuttavia, ha portato alla conclusione del procedimento con l’archiviazione, poiché il GIP ha stabilito che “i reati non sono stati commessi” o che “i fatti non costituiscono reato”.

L’Avv. Bonsegna – che, come ribadito alla giornalista – ha ricevuto l’incarico in pieno lockdown tra il 20 e il 21 marzo 2020, ha incentrato la sua strategia sulla tipicità del momento storico, definito come sconosciuto ed epocale. L’argomento chiave, che ha convinto il Giudice, è stato che la struttura stava affrontando una situazione di massima emergenza in un contesto in cui non esistevano regole cautelari chiare e vincolanti da violare. Le poche regole organizzative esistenti erano state tutte rispettate!

La mancanza di normative o direttive pubblicate anche sul bollettino ufficiale della Regione Puglia (all’epoca dei fatti e, cioè, sino al 25 marzo 2020) ha reso impossibile configurare l’elemento della “colpa”. Per questo motivo, il Giudice ha stabilito che non vi era alcun profilo di rimproverabilità in capo agli indagati per violazione di regole cautelari.

Inoltre, è stato dimostrato che non vi fu abbandono di persone incapaci; al contrario, gli operatori si trovarono in una condizione di forza maggiore, poiché i protocolli imponevano l’isolamento dei contatti stretti, lasciando il personale in quarantena e rendendo impossibile reperire in tempo personale sostitutivo per garantire gli standard minimi di assistenza. La sentenza ha anche riconosciuto che, in diversi casi di omicidio colposo, mancava la prova certa che la morte fosse riconducibile al Covid e, crucialmente, non sussisteva il nesso causale tra la condotta degli indagati e gli eventi luttuosi.

L’esito del procedimento ha di fatto “reso giustizia” agli indagati e agli operatori della RSA, riconoscendo che essi non potevano fare di più in un contesto di emergenza mondiale e in assenza di chiare direttive organizzative e strumenti essenziali. La gestione di quel periodo è stata un “incubo” che ha lasciato segni profondi negli operatori.Per rivedere l’intervento completo dell’Avv. Michele Bonsegna e degli ospiti, clicca qui:Video “A Chiare Lettere”